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Cronaca

Rimini: arrestato un uomo per il reato di atti persecutori

Redazione

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Gli uomini della Squadra Mobile della Questura di Rimini, coordinati dai Sostituti Procuratori, dr. Marino Cerioni e dr. Davide Ercolani, hanno tratto in arresto un uomo del 1965, nato in provincia di Bari, per il reato di atti persecutori commessi nei confronti di un uomo di Rimini.

Alla fine dell’estate del 2018, un uomo formalizzava presso la Questura di Rimini un atto di denuncia-querela (atto poi integrato con altra denuncia) nei confronti dell’uomo arrestato ieri, il quale con le sue reiterate condotte persecutorie, perpetrate negli ultimi anni, almeno dal mese di febbraio 2016, aveva costretto direttamente la stessa parte offesa e di riflesso la sua famiglia, generando in queste un fondato timore per la propria incolumità, costringendole senz’altro a mutare le proprie abitudini di vita.

La persona offesa forniva un preciso quadro della vicenda che lo vedeva vittima, evidenziando come l’arrestato, oramai da lungo tempo, per motivi riconducibili al risentimento e alla gelosia, lo aveva preso di mira, soprattutto per una sbagliata idea secondo la quale la persona offesa – che negava fermamente – avrebbe intrattenuto tempo addietro una relazione extraconiugale con una donna, persona della quale l’arrestato si era infatuato.

Le segnalate condotte persecutorie si sono concretizzate nel citato arco temporale in appostamenti e continui passaggi con frequenza quotidiana all’esterno dell’abitazione della persona offesa, incessanti chiamate telefoniche (anche 70 al giorno), aggressioni verbali e fisiche, come avvenuto l’8/10/2017 quando l’arrestato, colpiva l’uomo con pugni al capo, procurandogli lesioni giudicate guaribili in 7 giorni debitamente certificate, nonché gravi intimidazioni: chiare minacce di morte, ricostruite, tra l’altro, nelle indagini svolte dal personale della Squadra Mobile sulla base della precedente denuncia. Tale attività, in particolare, caratterizzata dall’ascolto delle conversazioni telefoniche registrate dalla persona offesa e caratterizzata dal contenuto intimidatorio e dall’analisi dei filmati, consentiva di fornire – in primo luogo – chiari e univoci elementi di conferma/riscontro all’atto di denuncia-querela.

Gli atteggiamenti altamente opprimenti, sfiancanti e dispotici perpetrati dall’arrestato, arrecavano grave disagio psico-fisico alla persona offesa costretta indiscutibilmente a limitare la propria libertà personale ed a mutare le proprie abitudini di vita per timore di dolorose conseguenze, soprattutto in virtù delle gravi esternazioni e per i comportamenti scellerati dell’uomo – oramai privo del lume della ragione – e per questo ritenuto capace, come tra l’altro da lui stesso più volte paventato, a spingersi fino al compimento di gesti pregiudizievoli. La vittima in particolare non si sentiva più libero di frequentare gli amici, temendo di incontrare il suo persecutore; di essere costretto a far effettuare ai propri dipendenti sopralluoghi presso i cantieri esterni all’azienda. per verificare l’eventuale presenza dell’uomo, altresì vivendo con il pensiero costante di incontrarlo, guardandosi ovunque attorno prima di scendere dalla macchina; situazioni angoscianti vissute pure dalla famiglia come avvenuto nel mese di gennaio 2019, quando la figlia di anni 20 della persona offesa, rincasando verso le ore 23:30, trovava fuori del cancello di casa quell’uomo che stazionava a bordo della sua autovettura.

Al fine di fornire alla stessa persona offesa un doveroso supporto e una giusta azione di tutela dall’uomo poi arrestato, nel pomeriggio di ieri i poliziotti hanno espletato uno specifico servizio di osservazione nei pressi dell’abitazione della vittima, che permetteva di cogliere sul fatto la persona sottoposta ad indagini, all’esterno proprio della proprietà della vittima (percorrendo la strada a bassissima velocità) per poi stazionare diversi minuti in una classica azione di appostamento (anche a motore spento) davanti al cancello dell’abitazione della sua vittima.

Subito fermato dai poliziotti, l’uomo ha spontaneamente ammesso di attendere il rientro del presunto “rivale in amore” con il quale avrebbe avuto un conto in sospeso. Nel mentre l’uomo discendeva dal proprio autoveicolo, gli agenti hanno notato immediatamente nella tasca dello sportello lato guida del citato automezzo, in evidenza e nella immediata utilizzabilità, un coltello a serramanico, chiuso, con impugnatura di colore argento e lama di colore grigia di cm 8 nonché, dopo una perquisizione un ulteriore coltello a serramanico, celato nel medesimo luogo tra altri oggetti, con lama di cm. 8,5,.

Gli agenti hanno quindi subito accompagnato l’uomo presso gli Uffici della Questura dove è stato arrestato per atti persecutori e denunciato per possesso ingiustificato dei due coltelli. L’uomo è stato condotto presso la locale Casa Circondariale, dove rimane a disposizione della locale Autorità Giudiziaria.

Cronaca

LA GUARDIA DI FINANZA SEQUESTRA 1.515 ARTICOLI

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Nell’ambito delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale e finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi rispetto agli standard di sicurezza imposti dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, i militari del Gruppo di Rimini hanno eseguito nell’avviare il piano di intensificazione estivo, nei primi giorni del mese di giugno, tre controlli, nei confronti di esercizi commerciali dei quali due gestiti da cittadini di nazionalità cinese ed un terzo di nazionalità bengalese, ubicati rispettivamente a Poggio Torriana, Santarcangelo di Romagna e Riccione.

L’azione di contrasto delle fiamme gialle, oltre che alla prevenzione e repressione del fenomeno dell’abusivismo che si palesa per lo più nella presenza di ambulanti sulle spiagge, è finalizzata soprattutto all’individuazione delle fonti di fabbricazione, deposito e distribuzione degli articoli illecitamente commercializzati per toglierli dal mercato, troncando così alla fonte il fenomeno, prima che arrivi sul territorio a contatto con i villeggianti. In questo primo ciclo di interventi sono stati individuati e sottoposti a sequestro amministrativo, complessivamente 1.515 articoli, tra i quali in prevalenza orecchini, collane, bracciali, altri articoli di bigiotteria, tutti risultati non conformi alla normativa nazionale ed europea, perché privi delle informazioni minime finalizzate ad identificarne le caratteristiche qualitative, il produttore, nonché l’eventuale presenza di materiali nocivi per la salute umana e la sicurezza dei consumatori in genere. 

Sono stati più di 800.000 gli articoli, connotati da queste carenze, sottoposti a sequestro dalle fiamme gialle riminesi dall’inizio dell’anno e 6 le persone segnalate alla locale Camera di Commercio, competente sia per l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie che per la successiva confisca e distruzione dei prodotti sequestrati.

L’attenzione della Guardia di Finanza nello specifico settore è costante ed ai massimi livelli in quanto il commercio abusivo di prodotti venduti a basso costo non solo lede, a discapito della leale concorrenza, gli interessi degli operatori economici che rispettano le regole, ma, trattandosi in molti casi di prodotti il cui uso prevede un contatto diretto con la pelle, senza contenere l’indicazione chiara in etichetta dei materiali utilizzati, impedisce al consumatore di adottare le dovute precauzioni in relazione all’eventuale presenza di sostanze potenzialmente nocive per la salute. 

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Cronaca

Coltivava e confezionava droga in casa: la Polizia Locale arresta un 46enne spacciatore riminese. Scoperte in giardino sette piante di marijuana, nell’abitazione rinvenuto anche un fucile

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Aveva allestito tra casa e giardino tutto il necessario per produrre, confezionare e smerciare droga il riminese, classe 1973, arrestato ieri dalla Polizia Locale di Rimini nell’ambito di uno specifico servizio diretto al contrasto dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Gli agenti della Polizia Locale di Rimini, al termine di un’accurata attività d’indagine, sono riusciti ad individuare l’abitazione di C.A., nato e residente a Rimini, e nel pomeriggio di ieri è scattata la perquisizione. Durante i controlli gli agenti hanno rinvenuto diversi involucri di cellophane già pronti per lo spaccio contenenti complessivamente oltre 7 grammi di hashish, oltre alle attrezzature per il taglio ed il confezionamento delle dosi e 12 semi di canapa indiana. L’ispezione è stata allargata anche al giardino, dove sono state ritrovate sette piante di marijuana pronte per l’utilizzo. Oltre alle sostanze stupefacenti, all’interno dell’abitazione è stato rinvenuto un fucile calibro 8, sottoposto a sequestro per essere sottoposto a tutti gli accertamenti del caso.

L’uomo è stato quindi tratto in arresto con l’accusa di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in flagranza di reato. In attesa del rito direttissimo il Pm di turno ha disposto gli arresti domiciliari.

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Bologna: Operazione “bad lady”, Sequestro di beni per 10 milioni di euro

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I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, dando esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Reggio Emilia, hanno sequestrato tra le province di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Modena, Ferrara, Roma, Firenze, Prato, Terni, Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Milano, Bergamo, Brescia, Como, Pesaro e Potenza un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare – costituito da una villa, appartamenti, terreni auto, conti correnti e sette società operanti nei settori immobiliare e del commercio all’ingrosso di materie plastiche- del valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

I beni sottoposti a vincolo sono risultati nella disponibilità di G.P., “imprenditrice” sessantreenne, di origini sassolesi, residente a Castellarano (RE) ed attualmente agli arresti domiciliari, gravata a partire dal 1989, senza soluzione di continuità, da numerosissimi precedenti penali e plurime sentenze definitive di condanna per reati di natura economico-finanziaria, contro il patrimonio, l’economia e la fede pubblica commessi, anche in forma associativa, in varie regioni del centro-nord Italia, tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria.

Il provvedimento ablativo, disposto dalla Sezione Penale del Tribunale di Reggio Emilia ed eseguito dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, nella persona del Sost. Proc. dott.ssa Valentina Salvi che, come si legge nel dispositivo, ”si fondano sul riconoscimento a carico della persona prevenuta di un’allarmante pericolosità sociale, estrinsecatasi nell’ambito economico-finanziario, con sistematiche e professionali condotte fraudolente e simulatorie a danno dell’Erario, e palesatasi in maniera incessante e crescente negli ultimi trent’anni, durante i quali alcun effetto deterrente o rieducativo hanno prodotto, non solo le numerosissime condanne emesse a suo carico, ma, nemmeno i periodi di detenzione scontati come pene o in forza di misure cautelari”.

Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno, quindi, consentito di riscontrare, oltre alla escalation di condotte criminose poste in essere dalla donna, e quindi la sua eccezionale attitudine ad estrinsecare i propri comportamenti antisociali mediante il compimento di numerosi reati (tra i quali estorsione, minaccia, calunnia, falso ideologico e materiale, evasione fiscale, truffa, bancarotta fraudolenta, anche con il ricorso a fatture per operazioni inesistenti), anche un rapporto di particolare sproporzione tra i redditi, pressoché inesistenti, dichiarati dalla stessa e dal suo nucleo familiare e il patrimonio immobiliare e mobiliare riconducibile alla sua effettiva disponibilità che di conseguenza è stato sequestrato in quanto ritenuto acquisito con proventi, appunto, frutto di attività illecite.

Dall’esame del complessivo curriculum criminale, particolare rilievo assume la vicenda che ha visto G.P. tratta in arresto nel 2013 dalla Guardia di Finanza di Ferrara, e per la quale è stata condannata nel 2018 dal Tribunale di Reggio Emilia a 6 anni e 8 mesi di carcere, in quanto coinvolta in indagini per contrabbando, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte unitamente, tra gli altri, al noto M. C.

L’odierna attività si inserisce nell’ambito di una più ampia progettualità operativa, promossa dal Comando Provinciale di Bologna, finalizzata all’individuazione sull’intero territorio regionale di soggetti “evasori fiscali socialmente pericolosi” nei cui confronti avanzare richieste di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali e che ha permesso di proporre il sequestro di beni per oltre 40 milioni di euro, di cui oltre 20 milioni già sottoposti a misura cautelare. L’obiettivo del Corpo è quello di aggredire con le misure di prevenzione i patrimoni illecitamente accumulati dalla cd. “criminalità da profitto”, ovvero da coloro i quali, lungi dall’essere occasionali evasori, vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale di sistematica inosservanza di norme penali tributarie.

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