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Cultura

Rimini e la Memoria: un impegno lungo un anno, iniziato 55 anni fa. Per il Giorno della Memoria una mostra, uno spettacolo teatrale, proiezioni e conferenze

Redazione

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Rimini 24 gennaio 2019

Sono pessimista – ha detto pochi giorni fa la neosenatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz dove fu deportata nel 1944 a soli 13 anni – appena l’ultimo di noi reduci rimasti sarà morto, la Shoah sparirà, sarà dimenticata. Occuperà un rigo nei libri di scuola e poi più nulla”.

Parole lucide e amare che denunciano l’indifferenza con cui la memoria di quel crimine gigantesco che è stata la Shoah, insieme ad altri crimini perpetrati dal regime nazista e dai suoi alleati e collaboratori, viene oggi da più parti offesa, sminuita, banalizzata, mentre la stessa indifferenza circonda il destino di quegli esseri umani “che annegano per cercare la libertà e nessuno più di tanto se ne occupa” (cit. Segre).

La città di Rimini non intende dimenticare le pagine più drammatiche e ignobili della storia che hanno visto quasi un milione di italiani, tra ebrei, deportati politici e soldati catturati, deportati tra il 1943 e il 1945 nei campi di concentramento e di sterminio istituiti dalla Germania di Hitler. Tra le vittime, 776 furono i bambini sotto i 14 anni che furono mandati a morire nelle camere a gas di Auschwitz per la colpa di essere nati ebrei: il più piccolo aveva appena 5 giorni di vita, sua madre Marcella Perugia lo partorì nel Collegio militare di Roma, poche ore dopo essere stata catturata nella retata del 16 ottobre 1943 insieme agli altri due figli, Giuditta di sei anni e Pacifico di cinque. Non ci fu pietà nemmeno per quel neonato, caricato su un treno bestiame e ucciso al suo arrivo nel campo senza avere nemmeno un nome.

Il ricordo degli orrori del passato trova nel programma di Attività di Educazione alla Memoria che l’Amministrazione Comunale promuove fin dal 1964 un’occasione per affrontare lo studio della storia attraverso molteplici linguaggi – la testimonianza e gli incontri, il cinema, il teatro e la danza – che offrono agli studenti, alle giovani generazioni e alla cittadinanza la possibilità di conoscere e di riflettere sul tema della Shoah e delle deportazioni nei lager nazisti, ma anche sugli esempi luminosi di quella minoranza di italiani che scelsero di prestare soccorso ai perseguitati e si comportarono da persone giuste.

Il tema scelto per quest’anno è la storia italiana, non solo in ricordo delle sue vittime, ma anche delle sue responsabilità nell’attuare misure razziste e persecutorie, che il programma vuole approfondire collegandolo al contesto europeo del Terzo Reich.

Giorno della memoria. Il programma delle iniziative

Al centro del programma del Giorno della Memoria figura la presentazione della mostra didattica “1938-1945. La persecuzione degli ebrei d’Italia” curata dalla Fondazione CDEC (Museo della Città, 25 gennaio – 3 marzo) che illustra gli anni in cui il regime fascista mise in atto provvedimenti contro gli ebrei italiani per poi collaborare, dopo l’8 settembre 1943, con l’occupante tedesco alla loro cattura e deportazione verso Auschwitz, dove oltre il 90% fu ucciso all’arrivo. L’inaugurazione si terrà venerdì 25 gennaio alle ore 17.30 alla presenza della Presidente del Consiglio Comunale Sara Donati, delle autorità cittadine, associazioni e rappresentanti del mondo della scuola, e sarà preceduta alle 16 (Sala del Giudizio) dalla proiezione del film documentario “1938. Una vita amara” di Sabrina Benussi, alla presenza della regista. Il film, ricco di testimonianze di sopravvissuti e di documenti dell’epoca, è ambientato a Trieste, la città in cui il Duce annunciò la promulgazione delle leggi razziali e che ha pagato un bilancio molto alto alla Shoah. L’ingresso alla mostra è gratuito, per le scuole è indispensabile la prenotazione e la partecipazione ad una visita guidata curata dall’Istituto storico della Resistenza.

Sabato 26 gennaio alle 21, Korekané presenterà al Teatro degli Atti (ingresso libero) lo spettacolo “Puppenstadt. La commedia del terrore di Terezin”, testo di Stefania Tamburini, che ripercorre la storia del ghetto di Teresienstadt, utilizzato dai nazisti come città modello per gli ebrei agli occhi della Croce Rossa Internazionale, ma che funzionò come anticamera della morte verso Auschwitz.

Domenica 27 gennaio alle 10.30 al Parco “Ai Caduti nei Lager 1943-1945” di via Madrid ci sarà la cerimonia ufficiale con la deposizione di una corona di alloro al monumento dedicato alle vittime dei lager nazisti e di tutte le prigionie, alla presenza delle autorità civili e militari, dei rappresentanti delle associazioni combattentistiche e d’arma. La cerimonia sarà accompagnata da letture di riflessioni e testimonianze di alunni e alunne delle scuole di Rimini.

Sempre domenica 27 gennaio alle 17, Dieter Pohl, tra i maggiori storici del nazismo e della Shoah e docente all’Alpen-Adria Universität di Klagenfurt, terrà la lectio magistralis dal titolo “I crimini nazisti e la Shoah” (Museo della Città, Sala del Giudizio, ingresso libero). Un’occasione importante per portare a Rimini il contributo del dibattito storiografico internazionale più recente che interpreta il genocidio degli ebrei nel contesto più generale delle altre violenze di massa commesse dalla Germania di Hitler. Sempre il 27 gennaio, alle ore 21, è in programma alla Cineteca comunale la proiezione del film “1938. Diversi” di Giorgio Treves (ingresso libero fino ad esaurimento posti).

Qualche numero dell’Attività di Educazione alla Memoria di quest’anno: 1.800 studenti e 200 insegnanti coinvolti. Già 900 gli allievi studenti prenotati alla mostra

Prima e dopo queste giornate, molte altre iniziative rendono Rimini una città attenta e impegnata nel declinare lo studio della storia in un’occasione per affrontare le diverse forme di discriminazione e violenza del presente. Non una sola Giornata della Memoria per il 27 gennaio, dunque, ma tante giornate quanto è lungo un anno intero: l’Attività è cominciata lo scorso autunno ed ha già coinvolto in diversi percorsi e progetti 1.800 studenti dalle elementari alle superiori e oltre duecento insegnanti.

Duecento sono gli studenti e le studentesse di quarta superiore che dal mese di ottobre partecipano ad un seminario di formazione intitolato “Riflessioni sull’umano e l’inumano. Le deportazioni nei lager e la Shoah, tra storia, memoria e rimozioni” che si concluderà a ottobre 2019 con un viaggio studio a Varsavia e Majdanek: un lungo percorso all’interno non solo della storia ma dell’uomo, riflettendo sul valore dei diritti umani e della responsabilità individuale come azione politica nel presente.

Duecento sono anche gli insegnanti di Rimini e di tutta Italia che hanno già partecipato al convegno internazionale tenutosi lo scorso 3 ottobre sul tema delle leggi antiebraiche; 900 studenti delle medie e delle superiori si sono già prenotati per una visita guidata alla mostra sulla persecuzione degli ebrei italiani, 50 studenti di terza media sono coinvolti in un intenso progetto educativo sul tema dei Giusti che si concluderà a marzo per la Giornata europea dei Giusti, 300 studenti di diverse scuole riminesi hanno assistito il 22 gennaio allo spettacolo “Anna” liberamente tratto da “Il Diario di Anna Frank”, allestito da Aulos Danza Rimini.

Il giorno del Ricordo

Centinaia di altri studenti e insegnanti prenderanno parte ai tanti appuntamenti in calendario che includono iniziative specifiche anche per commemorare il Giorno del Ricordo che ricorre il 10 febbraio in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata e dall’Istria nel secondo dopoguerra e, più in generale, delle complesse vicende del confine orientale italiano. Alcune di queste vicende drammatiche, in particolare il tema del confine conteso, saranno al centro di due conferenze affidate allo storico Alessandro Cattunar e promosse in stretta collaborazione con l’Istituto storico della Resistenza di Rimini.

Doppio appuntamento mercoledì 13 febbraio: ore 10 per le scuole (Teatro degli Atti) e ore 16.30 per la cittadinanza (Cineteca Comunale). La Cineteca comunale proporrà due proiezioni (giovedì 7 e sabato 9 febbraio ore 20.30) del film Red land (Rosso Istria) di Maximiliano Hernando Bruno, organizzate in collaborazione e col sostegno delle Associazioni degli esuli (Comitato 10 Febbraio, Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e Unione degli Istrani). Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Le iniziative dell’Attività di Educazione alla Memoria sono tutte a ingresso libero e organizzate con la partecipazione dell’Istituto storico della Resistenza, con la collaborazione di ANPI Rimini e col sostegno dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Lega Coop Romagna, Coop Alleanza 3.0 e Alterecho.

 

Cultura

Come “servirsi” della storia con Marco Brando

Un libro svela l’uso, l’abuso e il riuso della memoria (positiva o negativa) imbastita intorno a Federico II di Svevia.

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Li porta bene sulle spalle i suoi 8 secoli l’imperatore normanno-svevo Federico II (Jesi, 1194 – Castel Fiorentino, 1250). Adorato in Puglia, dove è assurto a idolo per dar nobiltà alle radici di quella regione, fino a essere trasformato in un marchio commerciale buono per tutti gli usi, come un alias di Che Guevara o Marilyn Monroe da stampare su magliette e gadget. Nel resto del Sud d’Italia viene onorato, come rivela il nome della celebre Università di Napoli, ma molto più blandamente rispetto alla Puglia; è detestato, per contrapposizione, nel Settentrione, che si è autodefinito padano-leghista, sui cui “santini” viene invece riprodotta l’effige dell’inesistente Alberto da Giussano. E, ancora, è quasi completamente ignorato dalla gente comune nell’area di cultura germanica (persino nella sua Svevia, terra degli avi tedeschi Enrico VI e Federico Barbarossa), dove miti, archetipi e simboli sono staticollezionati a dismisura.
Che ne è infine di lui in quei Paesi arabi nei quali fu protagonista della cosiddetta “crociata pacifica”? Resta un nemico, sostengono alcuni media islamici; insomma,uno dei tanti “predatori” di una Terra santa lacerata ancora oggi.
A indagare sugli usi, i riusi e gli abusi che della sua immagine si è fatto – a seconda delle stagioni, della collocazione geografica, delle mire politiche – c’è un cronista prestato al mestiere di storico, che dei ferri di questa disciplina si è qui rigorosamente servito. Marco Brando, giornalista di lungo corso e scrittore, si è messo sulle tracce del “leader” del Sacro romano impero. Come? Cercando di svelare il vestito – anzi, meglio, i vestiti – che gli sono stato cuciti addosso nel corso dei secoli e provando i esaminare il massiccio impiego ideologico della sua immagine.
Ne è scaturito un avvincente caso giudiziario – L’imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia – che, grazie anche a una gradevolissima scrittura, regala più di un sorriso e scardina l’impiego che del cosiddett “puer Apuliae” è stato fatto, trasformandolo in un mito capace di “rimuovere” il personaggio storico. Un libro che mette in guardia dall’abitudine sempre più diffusa di stravolgere la storia; o meglio, di tirarla dalla propria parte fino a negarla.
Per metà inchiesta “giornalistica” e per l’altra metà ricerca di storia contemporanea, il libro fa emergere anche le tante false raffigurazioni del Medioevo, impiegate per demonizzare le presunte “stagioni buie”, per rassicurarsi sul proprio “luminoso” presente o per travestirsi nei protagonisti di un video-gioco ambientato nei labirinti di un castello ottagonale.
Il puzzle ricostruito svela gli usi e gli abusi dell’imperatore, gli antichi debiti e i secolari pregiudizi, la ferita profonda che lacera l’Italia imprigionandola nel suo Sud e nel suo Nord.
Accompagnato dalla prefazione di Giuseppe Sergi e dalla postfazione di Tommaso di Carpegna Falconieri, medievisti di chiara fama, il libro aggiorna e amplia un precedente volume – Lo strano caso di Federico II di Svevia (Palomar, Bari 2008) – ormai esaurito, riproducendo in appendice i testi di Raffaele Licinio e Franco Cardini presenti in quella edizione, oltre a una ricca sezione iconografica.
In controluce si legge, a prescindere dal personaggio impiegato, l’uso che si fa dei miti, fornendo gli strumenti per coltivarli, come naturalmente avviene, senza farsene fagocitare
fino a perdere il lume della ragione.

MARCO BRANDO, L’imperatore nel suo labirinto. Usi, abusi e riusi del mito di Federico II di Svevia, prefazione di Giuseppe Sergi, postfazione di Tommaso di Carpegna Falconieri, in appendice scritti di Raffaele Licinio e Franco Cardini e una raccolta di immagini. In apertura un testo di Daniele Pugliese, Firenze, TESSERE, 2019, pp. 304.
Edizione cartacea, ISBN 978-88-944323-4-3, € 18,00
Edizione e-book, ISBN 978-88-944323-7-4, € 5,99

L’imperatore nel suo labirinto, realizzato in collaborazione con Effigi, è il sesto titolo pubblicato da TESSERE, nel cui catalogo compaiono anche: gli scritti di Antonio Gramsci sul giornalismo (e da giornalista) curati da Gian Luca Corradi con prefazione di Luciano Canfora e postfazione di Giorgio Frasca Polara; l’“appassionata” biografia di Primo Levi, Questo è un uomo, scritta da Daniele Pugliese, con prefazione di Massimo Giuliani e un ricordo di Andrea Liberatori; la traduzione della Guerra dei mondi di Herbert George Wells e della trasmissione radiofonica che da quel primo romanzo di fantascienza trasse nel 1938 Orson Welles, con scritti di Marco Ciardi e Enrico Menduni.
Marco Brando, genovese, giornalista dal 1982. È stato 16 anni a “l’Unità” per la quale ha seguito tutta l’inchiesta “Mani pulite”. Nel 2000 è emigrato “controcorrente” dalla sedicente Padania alla Puglia, dove ha lavorato alla cronaca locale del “Corriere della Sera”. Tornato a Milano nel 2007 ha fatto il caporedattore a “City”, quotidiano free press della Rcs e il caposervizio a “Nuovo” (Cairo Editore). È autore di Sud Est. Vagabondaggi estivi di un settentrionale in Puglia (2006), prefazione di Franco Cassano, e Lo strano caso di Federico II di Svevia. Un mito medievale nella cultura di massa (2008), prefazione di Franco Cardini e postfazione di Raffaele Licinio, entrambi pubblicati a Bari da Palomar.

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Cultura

Rimini: “Storie di Colonia” diventa un documentario

Protagonisti gli ospiti della struttura di vacanza degli anni ’50, ’60 e ’70
Autori gli studenti dell’Università di San Marino guidati dal docente e regista Federico Bondi

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Rimini, 28 marzo 2019

Amedeo, Morena, Raffaella, Angelica, Anna Maria, Luciana e Adriano, sono i nomi di alcuni ex ospiti della Colonia Bolognese, protagonisti di un documentario girato proprio nella struttura abbandonata di Miramare.

Martedì scorso, infatti la Colonia Bolognese ha riaperto i battenti per  accogliere alcuni degli ex bambini che passarono le vacanze a Rimini tra gli anni ’50, ‘ 60, ’70, chiamati a ricordare storie e aneddoti per un documentario dedicato alle colonie marine.

Ispirato dal progetto Storie di Colonia – Racconti d’estate alla Bolognese 1932 – 1977, il film documentario è realizzato dagli studenti del Laboratorio Video del Corso di Laurea Magistrale in Design dell’Università degli Studi della Repubblica di San Marino condotto dal docente e regista Federico Bondi.

Storie di Colonia è un progetto a cura di Ilaria Ruggeri, Paola Russo e Luca Villa e nasce all’interno di “Riutilizzasi Colonia Bolognese” l’iniziativa di rigenerazione urbana e innovazione sociale avviata nel 2018 dall’Associazione Il Palloncino Rosso.

“In attesa di riaprire le porte per gli eventi estivi 2019, la nostra Associazione in questi mesi invernali, grazie al prezioso lavoro di Luca, Ilaria e Paola ha raccolto testimonianze, fotografie e filmati di chi aveva delle storie legate alle estati passate in Colonia.  – ha spiegato Luca Zamagni, Presidente dell’Associazione Il Palloncino Rosso – Perché ne stiamo costruendo la memoria storica? Perché un luogo sta nel tempo ed è attraversato e abitato da più storie; un luogo può resistere al tempo, essere preservato o dimenticato; un luogo può parlare alla comunità e creare aggregazioni sociali, può stimolare coscienze o curiosità individuali; può tacere o essere messo a tacere”.

Nasce quindi da un sogno, quello di costruire un archivio della memoria e tramandarlo nel tempo, l’idea di voler raccogliere testimonianze, fotografie, video e documenti.

Proprio per tramandare queste storie, sempre nella giornata di ieri, gli ex ospiti della Colonia hanno incontrato una classe della Scuola Primaria di Miramare per uno scambio sinergico di ricordi tra passato, presente e futuro.

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Cultura

Convegno “Clemente XIV. Un pontificato chiave nel Secolo Riformatore (1769-1774)”, dedicato a Lorenzo Ganganelli

La giornata di studi è promossa da Amministrazione comunale, Associazione Sigismondo Malatesta, Compagnia della Disciplina della Santa Croce di Napoli e Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini

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Santarcangelo, 14 marzo 2019

È tutto pronto per il convegno “Clemente XIV. Un pontificato chiave nel Secolo Riformatore (1769-1774)”, in programma sabato 16 marzo presso la Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna. La giornata di studi – organizzata dall’Amministrazione comunale, dalla Compagnia della Disciplina della Santa Croce di Napoli, dall’Associazione Sigismondo Malatesta e dall’Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini in collaborazione con la Pro Loco di Santarcangelo – intende celebrare la ricorrenza dei 250 anni dall’ascesa al soglio pontificio del frate francescano santarcangiolese Lorenzo Ganganelli.

Il convegno permetterà di approfondire l’azione di Clemente XIV, tra l’altro, nell’ambito dei rapporti con la Compagnia di Gesù oltre che in campo artistico, in particolare per l’impulso dato ai lavori dei musei pio-clementini. Eletto Papa con il 19 maggio 1769 al termine di un conclave incerto e contrastato, infatti, Lorenzo Ganganelli fu protagonista di un pontificato relativamente breve, ma cruciale nei suoi snodi fondamentali.

La fragilità della posizione internazionale della Santa Sede nel quadro delle monarchie europee, la pressione giansenista sul piano religioso e quella illuministica in ambito ideologico e culturale, la controversa e sofferta soppressione della Compagnia di Gesù furono tra le maggiori questioni affrontate da Clemente XIV per mantenere l’unità e la compattezza della Chiesa e trovare una risposta alle sfide della “modernità”. Guidato dallo spirito francescano di povertà e semplicità nel raccomandare ai vescovi il servizio pastorale, Clemente XIV seppe anche rendere riconoscibile la Roma clementina con il suo patrocinio artistico. Una storia, quella sua e del suo pontificato, che attende ancora di essere compiutamente scritta.

Il convegno, che prevede una sessione mattutina e una pomeridiana, prenderà il via alle ore 10 con i saluti di apertura da parte di Alice Parma (sindaco di Santarcangelo), Paolo Amalfitano (Presidente dell’Associazione Sigismondo Malatesta), Michelangelo Pisani Massamormile (Compagnia della Disciplina della Santa Croce) e Carlo Knight (Accademia Pontaniana).

A seguire la tavola rotonda presieduta da Mario Rosa della Scuola Normale Superiore di Pisa, con le relazioni di don Gabriele Gozzi dell’Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini (“Radici francescane del pensiero teologico di papa Clemente XIV: uno sguardo tra passato e presente”), Francesca Cantù (“Clemente XIV, la Compagnia di Gesùe la diaspora dei gesuiti americaninello Stato della Chiesa”) e Maria Lupi (“Clemente XIV e i vescovi italiani”) dell’Università Roma Tre.

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15,30, la tavola rotonda presieduta da Silvia Carandini dell’Università La Sapienza di Roma, con le relazioni di Alessandro Giovanardi dell’Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini (“Simboli e archetipi del Mistero Pasquale. Clemente XIV e la Scala Santa di Campli”), Massimo Moretti dell’Università La Sapienza di Roma (“L’immagine di papa Ganganelli e la politica delle arti per la celebrazione della patria”), Giulio Zavatta dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (“Clemente XIV Ganganelli collezionista d’arte: cronaca di una scoperta”), Liliana Barroero dell’Università Roma Tre (“La cultura artistica romana al tempodel pontificato di Clemente XIV”) e Giandomenico Spinola del Dipartimento di Archeologia dei Musei Vaticani (“Clemente XIV e la nascita del Museo Clementino in Vaticano”).

 

Per informazioni sul convegno è possibile rivolgersi alla segreteria organizzativa, chiamando il numero 0541/620832 o inviando una mail all’indirizzo associazione@sigismondomalatesta.it.

 

 

 

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