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Cronaca

Scontro violento tra due gruppi di giovani: 6 denunciati dalla Polizia di Stato

Redazione

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Rimini, 24 gennaio 2019

Nella serata di ieri, giungeva al numero di emergenza della Questura una segnalazione di una violenta lite in atto fra giovani a San Giuliano, nei pressi del Ponte di Tiberio.

Sul posto si accertava che poco prima due gruppi di ragazzi, di età compresa dai 15 ai 18 anni, una prevalentemente composta da italiani e l’altra da ragazzi di origine straniera, si erano affrontati tra di loro, e qualcuno aveva tirato fuori anche un coltello. Il motivo dello scontro quasi sicuramente è da collegarsi ad un episodio di violenza avvenuto presso un esercizio commerciale del Centro “le Befane” nella stessa mattinata, dove un 17enne era stato aggredito e malmenato da quattro giovani, di cui uno minorenne.

Il giovane, “colpevole” di avere difeso un’amica, era stato portato in Ospedale con il naso rotto, con una prognosi di 10 giorni.

Per chiarire il motivo dell’aggressione, i due gruppi di giovani si erano dati appuntamento presso il Ponte di Tiberio, ma l’incontro chiarificatore ben presto è degenerato ed i due opposti gruppi sono arrivati allo scontro.

Al momento dell’arrivo delle pattuglie i giovani si erano già dispersi scappando per il parco Marecchia.

Un attento controllo delle aree pertinenti il parco permetteva di rintracciare quattro giovani, tre minorenni di origine nordafricana ed un italiano, che alla vista degli operatori hanno cercato di fuggire.

Prontamente raggiunti e bloccati, uno di loro è stato trovato in possesso di un coltello.

Accompagnati in Questura, dopo gli ulteriori accertamenti, sono stati tutti identificati e quello trovato in possesso del coltello denunciato per minacce e porto abusivo di arma da taglio.

Inoltre, successivamente, sono stati identificati altri giovani che avevano preso parte allo scontro, anche questi denunciati per lesioni personali aggravate in concorso, in quanto riconosciuti dal ragazzo malmenato nella mattinata, quali i responsabili dell’aggressione subita all’interno del centro commerciale.

Sono in corso ulteriori accertamenti finalizzati ad accertare l’identità di altri giovani presenti ai fatti.

Cronaca

LA GUARDIA DI FINANZA SEQUESTRA 1.515 ARTICOLI

Redazione

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Nell’ambito delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale e finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi rispetto agli standard di sicurezza imposti dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, i militari del Gruppo di Rimini hanno eseguito nell’avviare il piano di intensificazione estivo, nei primi giorni del mese di giugno, tre controlli, nei confronti di esercizi commerciali dei quali due gestiti da cittadini di nazionalità cinese ed un terzo di nazionalità bengalese, ubicati rispettivamente a Poggio Torriana, Santarcangelo di Romagna e Riccione.

L’azione di contrasto delle fiamme gialle, oltre che alla prevenzione e repressione del fenomeno dell’abusivismo che si palesa per lo più nella presenza di ambulanti sulle spiagge, è finalizzata soprattutto all’individuazione delle fonti di fabbricazione, deposito e distribuzione degli articoli illecitamente commercializzati per toglierli dal mercato, troncando così alla fonte il fenomeno, prima che arrivi sul territorio a contatto con i villeggianti. In questo primo ciclo di interventi sono stati individuati e sottoposti a sequestro amministrativo, complessivamente 1.515 articoli, tra i quali in prevalenza orecchini, collane, bracciali, altri articoli di bigiotteria, tutti risultati non conformi alla normativa nazionale ed europea, perché privi delle informazioni minime finalizzate ad identificarne le caratteristiche qualitative, il produttore, nonché l’eventuale presenza di materiali nocivi per la salute umana e la sicurezza dei consumatori in genere. 

Sono stati più di 800.000 gli articoli, connotati da queste carenze, sottoposti a sequestro dalle fiamme gialle riminesi dall’inizio dell’anno e 6 le persone segnalate alla locale Camera di Commercio, competente sia per l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie che per la successiva confisca e distruzione dei prodotti sequestrati.

L’attenzione della Guardia di Finanza nello specifico settore è costante ed ai massimi livelli in quanto il commercio abusivo di prodotti venduti a basso costo non solo lede, a discapito della leale concorrenza, gli interessi degli operatori economici che rispettano le regole, ma, trattandosi in molti casi di prodotti il cui uso prevede un contatto diretto con la pelle, senza contenere l’indicazione chiara in etichetta dei materiali utilizzati, impedisce al consumatore di adottare le dovute precauzioni in relazione all’eventuale presenza di sostanze potenzialmente nocive per la salute. 

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Cronaca

Coltivava e confezionava droga in casa: la Polizia Locale arresta un 46enne spacciatore riminese. Scoperte in giardino sette piante di marijuana, nell’abitazione rinvenuto anche un fucile

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Aveva allestito tra casa e giardino tutto il necessario per produrre, confezionare e smerciare droga il riminese, classe 1973, arrestato ieri dalla Polizia Locale di Rimini nell’ambito di uno specifico servizio diretto al contrasto dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Gli agenti della Polizia Locale di Rimini, al termine di un’accurata attività d’indagine, sono riusciti ad individuare l’abitazione di C.A., nato e residente a Rimini, e nel pomeriggio di ieri è scattata la perquisizione. Durante i controlli gli agenti hanno rinvenuto diversi involucri di cellophane già pronti per lo spaccio contenenti complessivamente oltre 7 grammi di hashish, oltre alle attrezzature per il taglio ed il confezionamento delle dosi e 12 semi di canapa indiana. L’ispezione è stata allargata anche al giardino, dove sono state ritrovate sette piante di marijuana pronte per l’utilizzo. Oltre alle sostanze stupefacenti, all’interno dell’abitazione è stato rinvenuto un fucile calibro 8, sottoposto a sequestro per essere sottoposto a tutti gli accertamenti del caso.

L’uomo è stato quindi tratto in arresto con l’accusa di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in flagranza di reato. In attesa del rito direttissimo il Pm di turno ha disposto gli arresti domiciliari.

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Bologna: Operazione “bad lady”, Sequestro di beni per 10 milioni di euro

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I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, dando esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Reggio Emilia, hanno sequestrato tra le province di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Modena, Ferrara, Roma, Firenze, Prato, Terni, Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Milano, Bergamo, Brescia, Como, Pesaro e Potenza un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare – costituito da una villa, appartamenti, terreni auto, conti correnti e sette società operanti nei settori immobiliare e del commercio all’ingrosso di materie plastiche- del valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

I beni sottoposti a vincolo sono risultati nella disponibilità di G.P., “imprenditrice” sessantreenne, di origini sassolesi, residente a Castellarano (RE) ed attualmente agli arresti domiciliari, gravata a partire dal 1989, senza soluzione di continuità, da numerosissimi precedenti penali e plurime sentenze definitive di condanna per reati di natura economico-finanziaria, contro il patrimonio, l’economia e la fede pubblica commessi, anche in forma associativa, in varie regioni del centro-nord Italia, tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria.

Il provvedimento ablativo, disposto dalla Sezione Penale del Tribunale di Reggio Emilia ed eseguito dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, nella persona del Sost. Proc. dott.ssa Valentina Salvi che, come si legge nel dispositivo, ”si fondano sul riconoscimento a carico della persona prevenuta di un’allarmante pericolosità sociale, estrinsecatasi nell’ambito economico-finanziario, con sistematiche e professionali condotte fraudolente e simulatorie a danno dell’Erario, e palesatasi in maniera incessante e crescente negli ultimi trent’anni, durante i quali alcun effetto deterrente o rieducativo hanno prodotto, non solo le numerosissime condanne emesse a suo carico, ma, nemmeno i periodi di detenzione scontati come pene o in forza di misure cautelari”.

Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno, quindi, consentito di riscontrare, oltre alla escalation di condotte criminose poste in essere dalla donna, e quindi la sua eccezionale attitudine ad estrinsecare i propri comportamenti antisociali mediante il compimento di numerosi reati (tra i quali estorsione, minaccia, calunnia, falso ideologico e materiale, evasione fiscale, truffa, bancarotta fraudolenta, anche con il ricorso a fatture per operazioni inesistenti), anche un rapporto di particolare sproporzione tra i redditi, pressoché inesistenti, dichiarati dalla stessa e dal suo nucleo familiare e il patrimonio immobiliare e mobiliare riconducibile alla sua effettiva disponibilità che di conseguenza è stato sequestrato in quanto ritenuto acquisito con proventi, appunto, frutto di attività illecite.

Dall’esame del complessivo curriculum criminale, particolare rilievo assume la vicenda che ha visto G.P. tratta in arresto nel 2013 dalla Guardia di Finanza di Ferrara, e per la quale è stata condannata nel 2018 dal Tribunale di Reggio Emilia a 6 anni e 8 mesi di carcere, in quanto coinvolta in indagini per contrabbando, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte unitamente, tra gli altri, al noto M. C.

L’odierna attività si inserisce nell’ambito di una più ampia progettualità operativa, promossa dal Comando Provinciale di Bologna, finalizzata all’individuazione sull’intero territorio regionale di soggetti “evasori fiscali socialmente pericolosi” nei cui confronti avanzare richieste di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali e che ha permesso di proporre il sequestro di beni per oltre 40 milioni di euro, di cui oltre 20 milioni già sottoposti a misura cautelare. L’obiettivo del Corpo è quello di aggredire con le misure di prevenzione i patrimoni illecitamente accumulati dalla cd. “criminalità da profitto”, ovvero da coloro i quali, lungi dall’essere occasionali evasori, vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale di sistematica inosservanza di norme penali tributarie.

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