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Cronaca

Polizia di Stato: un arresto e 5 denunciati

Redazione

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Rimini, 6 marzo 2019

Nelle scorse ore, le pattuglie della Polizia di Stato impegnate nei servizi di controllo del territorio allo scopo di prevenire e contrastare i reati in genere, con particolare attenzione verso quelli contro la persona ed il patrimonio, nonché per il rintraccio di cittadini stranieri irregolarmente presenti sul territorio nazionale o di persone ricercate, hanno proceduto ad arrestare un 36enne della provincia di Rimini per possesso e fabbricazione di documento di identificazione valido per l’espatrio falso, a denunciare due cittadini stranieri (un 40 originario dell’India e un 48enne originario della Macedonia) per irregolarità sul territorio nazionale, una cittadina italiana di 40 anni originaria della provincia di Ferrara per furto aggravato e due cittadini italiani per tentata truffa.

Nello specifico, alle ore 17.00 circa, una volante presente nel territorio, mentre percorreva le vie cittadine, all’altezza di Piazzale Cesare Battisti notava due soggetti in lontananza, che alla vista della polizia, con fare sospetto, si allontanavano velocemente cercando di far perdere le proprie tracce salendo repentinamente a bordo del primo pullman di passaggio.

Prontamente gli operatori bloccavano l’autobus di linea della Start Romagna, individuando nei sedili posteriori i due individui, un 42enne originario del Ferrarese, e un 36enne di Cattolica il quale in un primo momento dichiarava di non avere documenti al seguito, ma solo successivamente mostrava una carta d’identità personale a lui intestata.

Dagli accertamenti effettuati, emergevano numerosi precedenti penali a carico dei due individui sottoposti a controllo.

Nello specifico a carico del 36enne risultavano reati per stupefacenti, truffa, contraffazione ed uso di segni distintivi, falsità in testamento olografo, cambiale e appropriazione indebita.

Dalla perquisizione personale, all’interno del portafogli dell’uomo veniva rinvenuta la fotocopia della carta di identità ed un carnet di 8 assegni, staccati dalla matrice, riferiti a conti correnti diversi, di cui lo stesso non dava una plausibile giustificazione; inoltre emergeva una discordanza tra la fotocopia della carta d’identità e la carta d’identità esibita in quanto presentavano una foto diversa, caratteri di scrittura diversi, la firma dell’ufficiale dell’anagrafe ed il timbro del comune di rilascio, oltre ad altre anomalie presenti nel retro di tale documento, facendo presumere la falsificazione di tale documento.

I poliziotti, per quanto emerso da tali accertamenti, hanno così proceduto ad accompagnarlo in Questura e a trarlo in arresto per possesso e fabbricazione di documento di identificazione valido per l’espatrio falso.

Al termine dell’udienza del processo per direttissima tenutosi nella mattinata odierna l’uomo è stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma giornaliero in Questura, in attesa di una nuova udienza fissata nei prossimi giorni.-

Alle ore 19 circa una volante, su segnalazione della locale S.O., si portava in questo Corso D’Augusto presso la COIN, in quanto personale dipendente aveva segnalato un furto.

Giunti sul posto i poliziotti prendevano contatti con la direttrice del negozio, la quale riferiva che poco prima era stata allertata dal personale di vigilanza, il quale aveva notato una donna prelevare un prodotto cosmetico (di una nota marca e del valore di circa 30 euro) dalle scansie per nasconderlo all’ interno del proprio zaino, dopo averlo privato della confezione e dell’antitaccheggio.

La direttrice, dopo aver visionato le immagini dell’impianto di videosorveglianza ed avuto conferma di quanto riferitole – raggiunta la porta d’uscita del negozio – riusciva a fermare la ragazza segnalata che, superata la barriera delle casse, si stava apprestando ad uscire, allertando nel frattempo le forze dell’ordine.

Gli operatori hanno preso quindi in custodia la ragazza, trovando la merce sottratta e denunciandola in stato di libertà per il reato di furto aggravato.

Alle ore 20 circa la Sala Operativa diramava una nota di ricerca di una autovettura di colore rosso con a bordo due individui, un uomo e una donna, i quali avevano appena tentato la c.d. “truffa dello specchietto” ai danni di un 50enne originario di Rimini che però non ci era “cascato” ma anzi aveva chiamato subito il numero di emergenza della Questura.

Attivate immediatamente le prime ricerche del mezzo segnalato (che risultava essere intestato a una società di autonoleggio), questo veniva nell’immediatezza rintracciato da una delle volanti presenti sul territorio in questa via Planco.

All’interno, gli operatori identificavano e bloccavano i due individui segnalati (un 52enne originario di Milano e una 43enne della provincia di Salerno) entrambi pluripregiudicati con precedenti per truffa, estorsione e furto aggravato.

Gli accertamenti e la denuncia del riminese hanno permesso di appurare che i due individui avevano richiesto la somma di 225,00 euro per il presunto specchietto rotto, richiesta accompagnata anche dalla “disponibilità” ad accompagnare la vittima presso il primo bancomat per prelevare la somma di denaro.

Al termine degli accertamenti i due sono stati denunciati per tentata truffa aggravata.-

 

Cronaca

LA GUARDIA DI FINANZA SEQUESTRA 1.515 ARTICOLI

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Nell’ambito delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale e finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi rispetto agli standard di sicurezza imposti dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, i militari del Gruppo di Rimini hanno eseguito nell’avviare il piano di intensificazione estivo, nei primi giorni del mese di giugno, tre controlli, nei confronti di esercizi commerciali dei quali due gestiti da cittadini di nazionalità cinese ed un terzo di nazionalità bengalese, ubicati rispettivamente a Poggio Torriana, Santarcangelo di Romagna e Riccione.

L’azione di contrasto delle fiamme gialle, oltre che alla prevenzione e repressione del fenomeno dell’abusivismo che si palesa per lo più nella presenza di ambulanti sulle spiagge, è finalizzata soprattutto all’individuazione delle fonti di fabbricazione, deposito e distribuzione degli articoli illecitamente commercializzati per toglierli dal mercato, troncando così alla fonte il fenomeno, prima che arrivi sul territorio a contatto con i villeggianti. In questo primo ciclo di interventi sono stati individuati e sottoposti a sequestro amministrativo, complessivamente 1.515 articoli, tra i quali in prevalenza orecchini, collane, bracciali, altri articoli di bigiotteria, tutti risultati non conformi alla normativa nazionale ed europea, perché privi delle informazioni minime finalizzate ad identificarne le caratteristiche qualitative, il produttore, nonché l’eventuale presenza di materiali nocivi per la salute umana e la sicurezza dei consumatori in genere. 

Sono stati più di 800.000 gli articoli, connotati da queste carenze, sottoposti a sequestro dalle fiamme gialle riminesi dall’inizio dell’anno e 6 le persone segnalate alla locale Camera di Commercio, competente sia per l’irrogazione delle sanzioni pecuniarie che per la successiva confisca e distruzione dei prodotti sequestrati.

L’attenzione della Guardia di Finanza nello specifico settore è costante ed ai massimi livelli in quanto il commercio abusivo di prodotti venduti a basso costo non solo lede, a discapito della leale concorrenza, gli interessi degli operatori economici che rispettano le regole, ma, trattandosi in molti casi di prodotti il cui uso prevede un contatto diretto con la pelle, senza contenere l’indicazione chiara in etichetta dei materiali utilizzati, impedisce al consumatore di adottare le dovute precauzioni in relazione all’eventuale presenza di sostanze potenzialmente nocive per la salute. 

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Coltivava e confezionava droga in casa: la Polizia Locale arresta un 46enne spacciatore riminese. Scoperte in giardino sette piante di marijuana, nell’abitazione rinvenuto anche un fucile

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Aveva allestito tra casa e giardino tutto il necessario per produrre, confezionare e smerciare droga il riminese, classe 1973, arrestato ieri dalla Polizia Locale di Rimini nell’ambito di uno specifico servizio diretto al contrasto dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti. Gli agenti della Polizia Locale di Rimini, al termine di un’accurata attività d’indagine, sono riusciti ad individuare l’abitazione di C.A., nato e residente a Rimini, e nel pomeriggio di ieri è scattata la perquisizione. Durante i controlli gli agenti hanno rinvenuto diversi involucri di cellophane già pronti per lo spaccio contenenti complessivamente oltre 7 grammi di hashish, oltre alle attrezzature per il taglio ed il confezionamento delle dosi e 12 semi di canapa indiana. L’ispezione è stata allargata anche al giardino, dove sono state ritrovate sette piante di marijuana pronte per l’utilizzo. Oltre alle sostanze stupefacenti, all’interno dell’abitazione è stato rinvenuto un fucile calibro 8, sottoposto a sequestro per essere sottoposto a tutti gli accertamenti del caso.

L’uomo è stato quindi tratto in arresto con l’accusa di coltivazione, produzione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in flagranza di reato. In attesa del rito direttissimo il Pm di turno ha disposto gli arresti domiciliari.

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Bologna: Operazione “bad lady”, Sequestro di beni per 10 milioni di euro

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I finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bologna, dando esecuzione ad una misura di prevenzione patrimoniale disposta dal Tribunale di Reggio Emilia, hanno sequestrato tra le province di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Modena, Ferrara, Roma, Firenze, Prato, Terni, Verona, Padova, Vicenza, Rovigo, Milano, Bergamo, Brescia, Como, Pesaro e Potenza un ingente patrimonio mobiliare ed immobiliare – costituito da una villa, appartamenti, terreni auto, conti correnti e sette società operanti nei settori immobiliare e del commercio all’ingrosso di materie plastiche- del valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

I beni sottoposti a vincolo sono risultati nella disponibilità di G.P., “imprenditrice” sessantreenne, di origini sassolesi, residente a Castellarano (RE) ed attualmente agli arresti domiciliari, gravata a partire dal 1989, senza soluzione di continuità, da numerosissimi precedenti penali e plurime sentenze definitive di condanna per reati di natura economico-finanziaria, contro il patrimonio, l’economia e la fede pubblica commessi, anche in forma associativa, in varie regioni del centro-nord Italia, tra l’Emilia-Romagna, la Lombardia, il Veneto, la Toscana e l’Umbria.

Il provvedimento ablativo, disposto dalla Sezione Penale del Tribunale di Reggio Emilia ed eseguito dagli specialisti del G.I.C.O. (Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata) del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna, costituisce l’epilogo di complesse indagini economico-patrimoniali condotte, ai sensi del cd. “Codice Antimafia”, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Reggio Emilia, nella persona del Sost. Proc. dott.ssa Valentina Salvi che, come si legge nel dispositivo, ”si fondano sul riconoscimento a carico della persona prevenuta di un’allarmante pericolosità sociale, estrinsecatasi nell’ambito economico-finanziario, con sistematiche e professionali condotte fraudolente e simulatorie a danno dell’Erario, e palesatasi in maniera incessante e crescente negli ultimi trent’anni, durante i quali alcun effetto deterrente o rieducativo hanno prodotto, non solo le numerosissime condanne emesse a suo carico, ma, nemmeno i periodi di detenzione scontati come pene o in forza di misure cautelari”.

Gli accertamenti compiuti dai finanzieri hanno, quindi, consentito di riscontrare, oltre alla escalation di condotte criminose poste in essere dalla donna, e quindi la sua eccezionale attitudine ad estrinsecare i propri comportamenti antisociali mediante il compimento di numerosi reati (tra i quali estorsione, minaccia, calunnia, falso ideologico e materiale, evasione fiscale, truffa, bancarotta fraudolenta, anche con il ricorso a fatture per operazioni inesistenti), anche un rapporto di particolare sproporzione tra i redditi, pressoché inesistenti, dichiarati dalla stessa e dal suo nucleo familiare e il patrimonio immobiliare e mobiliare riconducibile alla sua effettiva disponibilità che di conseguenza è stato sequestrato in quanto ritenuto acquisito con proventi, appunto, frutto di attività illecite.

Dall’esame del complessivo curriculum criminale, particolare rilievo assume la vicenda che ha visto G.P. tratta in arresto nel 2013 dalla Guardia di Finanza di Ferrara, e per la quale è stata condannata nel 2018 dal Tribunale di Reggio Emilia a 6 anni e 8 mesi di carcere, in quanto coinvolta in indagini per contrabbando, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documenti contabili, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte unitamente, tra gli altri, al noto M. C.

L’odierna attività si inserisce nell’ambito di una più ampia progettualità operativa, promossa dal Comando Provinciale di Bologna, finalizzata all’individuazione sull’intero territorio regionale di soggetti “evasori fiscali socialmente pericolosi” nei cui confronti avanzare richieste di applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali e che ha permesso di proporre il sequestro di beni per oltre 40 milioni di euro, di cui oltre 20 milioni già sottoposti a misura cautelare. L’obiettivo del Corpo è quello di aggredire con le misure di prevenzione i patrimoni illecitamente accumulati dalla cd. “criminalità da profitto”, ovvero da coloro i quali, lungi dall’essere occasionali evasori, vivono di traffici delittuosi o traggono il proprio reddito dai proventi dell’attività criminale di sistematica inosservanza di norme penali tributarie.

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