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Cultura

Vivere Austen. Il Club Sofà and Carpet di Jane Austen si apre alla città di Riccione

Sabato 16 marzo l’assemblea annuale dei soci sarà aperta a ospiti, curiosi e a tutti gli appassionati di lettura. In collaborazione con la biblioteca comunale Centro della Pesa

Redazione

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Riccione, 13 marzo 2019

Sabato 16 marzo, a partire dalle ore 16, la biblioteca comunale ospiterà un appuntamento particolare: l’associazione culturale Il Club Sofà and Carpet di Jane Austen si apre alla città e invita i curiosi e tutti gli appassionati di lettura a cogliere un assaggio dal mondo di Jane Austen, celebre romanziera inglese autrice, tra gli altri, di uno dei grandi classici della letteratura di tutti i tempi, Orgoglio e pregiudizio.

L’Associazione – fondata a Riccione da Chiara Marcattili e attiva sin dal 2010 – nei suoi primi nove anni di attività ha realizzato diversi eventi, destando interesse in tutto il Paese e ha il merito di essere stata tra le prime associazioni letterarie in Italia a diffondere la cultura austeniana con una grande pluralità di forme: conferenze con i più importanti esperti della materia, flash-mob, balli con costumi dell’epoca, proiezione di film e materiali audiovisivi; ha acceso l’attenzione sulla moda e sul costume, sul cibo, sulle usanze sociali; ha promosso, infine, occasioni di crescita, condivisone di passioni e divertimento per moltissimi giovani.

Il programma della giornata prevede nel primo pomeriggio una sessione dedicata ai soci per poi proseguire con:

ore 16-17,30

Pomeriggio austeniano

Giochi letterari e cenni sulle buone maniere del tempo

Idee e progetti

English Tea Time (scones e dolcetti)

ore 17,30 – 18,30

Vivere Austen

Storia di un club, nove anni di meraviglie letterarie, incontri, vite, sorprese.

L’ingresso è libero.

Cultura

Convegno “Clemente XIV. Un pontificato chiave nel Secolo Riformatore (1769-1774)”, dedicato a Lorenzo Ganganelli

La giornata di studi è promossa da Amministrazione comunale, Associazione Sigismondo Malatesta, Compagnia della Disciplina della Santa Croce di Napoli e Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini

Redazione

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Santarcangelo, 14 marzo 2019

È tutto pronto per il convegno “Clemente XIV. Un pontificato chiave nel Secolo Riformatore (1769-1774)”, in programma sabato 16 marzo presso la Rocca Malatestiana di Santarcangelo di Romagna. La giornata di studi – organizzata dall’Amministrazione comunale, dalla Compagnia della Disciplina della Santa Croce di Napoli, dall’Associazione Sigismondo Malatesta e dall’Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini in collaborazione con la Pro Loco di Santarcangelo – intende celebrare la ricorrenza dei 250 anni dall’ascesa al soglio pontificio del frate francescano santarcangiolese Lorenzo Ganganelli.

Il convegno permetterà di approfondire l’azione di Clemente XIV, tra l’altro, nell’ambito dei rapporti con la Compagnia di Gesù oltre che in campo artistico, in particolare per l’impulso dato ai lavori dei musei pio-clementini. Eletto Papa con il 19 maggio 1769 al termine di un conclave incerto e contrastato, infatti, Lorenzo Ganganelli fu protagonista di un pontificato relativamente breve, ma cruciale nei suoi snodi fondamentali.

La fragilità della posizione internazionale della Santa Sede nel quadro delle monarchie europee, la pressione giansenista sul piano religioso e quella illuministica in ambito ideologico e culturale, la controversa e sofferta soppressione della Compagnia di Gesù furono tra le maggiori questioni affrontate da Clemente XIV per mantenere l’unità e la compattezza della Chiesa e trovare una risposta alle sfide della “modernità”. Guidato dallo spirito francescano di povertà e semplicità nel raccomandare ai vescovi il servizio pastorale, Clemente XIV seppe anche rendere riconoscibile la Roma clementina con il suo patrocinio artistico. Una storia, quella sua e del suo pontificato, che attende ancora di essere compiutamente scritta.

Il convegno, che prevede una sessione mattutina e una pomeridiana, prenderà il via alle ore 10 con i saluti di apertura da parte di Alice Parma (sindaco di Santarcangelo), Paolo Amalfitano (Presidente dell’Associazione Sigismondo Malatesta), Michelangelo Pisani Massamormile (Compagnia della Disciplina della Santa Croce) e Carlo Knight (Accademia Pontaniana).

A seguire la tavola rotonda presieduta da Mario Rosa della Scuola Normale Superiore di Pisa, con le relazioni di don Gabriele Gozzi dell’Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini (“Radici francescane del pensiero teologico di papa Clemente XIV: uno sguardo tra passato e presente”), Francesca Cantù (“Clemente XIV, la Compagnia di Gesùe la diaspora dei gesuiti americaninello Stato della Chiesa”) e Maria Lupi (“Clemente XIV e i vescovi italiani”) dell’Università Roma Tre.

Nel pomeriggio, a partire dalle ore 15,30, la tavola rotonda presieduta da Silvia Carandini dell’Università La Sapienza di Roma, con le relazioni di Alessandro Giovanardi dell’Istituto di Scienze Religiose Marvelli di Rimini (“Simboli e archetipi del Mistero Pasquale. Clemente XIV e la Scala Santa di Campli”), Massimo Moretti dell’Università La Sapienza di Roma (“L’immagine di papa Ganganelli e la politica delle arti per la celebrazione della patria”), Giulio Zavatta dell’Università Ca’ Foscari di Venezia (“Clemente XIV Ganganelli collezionista d’arte: cronaca di una scoperta”), Liliana Barroero dell’Università Roma Tre (“La cultura artistica romana al tempodel pontificato di Clemente XIV”) e Giandomenico Spinola del Dipartimento di Archeologia dei Musei Vaticani (“Clemente XIV e la nascita del Museo Clementino in Vaticano”).

 

Per informazioni sul convegno è possibile rivolgersi alla segreteria organizzativa, chiamando il numero 0541/620832 o inviando una mail all’indirizzo associazione@sigismondomalatesta.it.

 

 

 

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Cultura

Al Teatro della Regina, le assonanze contemporanee de “I Miserabili”

Franco Branciaroli è Jean Valjean, per la prima volta al lavoro con Franco Però, su adattamento di Luca Doninelli

Redazione

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Cattolica (RN), 1 marzo 2019 

I miserabili, un’opera capace come rare di parlare al nostro tempo, va in scena al Teatro della Regina di Cattolica lunedì 4 marzo (ore 21,15) con tutta l’imponenza del capolavoro di Victor Hugo e la potenza di Franco Branciaroli, guidate dalla regia di Franco Però, su adattamento di Luca Doninelli.

Lo spettacolo, una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia con il CTB-Centro Teatrale Bresciano e il Teatro de Gli Incamminati, vede Franco Branciaroli nei panni di Jean Valjean. Con lui un assieme di ottimi attori (spesso impegnati in più ruoli): Alessandro AlbertinSilvia Altrui, Filippo Borghi, Romina Colbasso, Emanuele Fortunati, Ester Galazzi, Andrea  Germani, Riccardo Maranzana, Francesco Migliaccio, Jacopo Morra, Maria Grazia Plos, Valentina Violo. Le scene sono di Domenico Franchi, i costumi di Andrea Viotti, le luci di Cesare Agoni e le musiche di Antonio Di Pofi.

Tutti – i creatori e gli attori – affrontano questo progetto con grande emozione: portare I miserabili su un palcoscenico è un’impresa sicuramente temeraria, e si trema davanti a  «millecinquecento pagine – ha sottolineato Luca Doninelli, che ha accettato la sfida dell’adattamento – che appartengono non solo alla storia della letteratura, ma del genere umano, come l’Odissea, la Divina Commedia, il Don Chisciotte Guerra e Pace».

L’idea nasce da Franco Però: «Un’importante induzione verso questa scelta – spiega – viene dal momento che stiamo vivendo nelle società occidentali, dove si assiste all’inesorabile ampliarsi della forbice fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, fra chi è inserito nella società e chi invece ne è ai margini. Dopo anni in cui, allo Stabile, attraverso la drammaturgia, abbiamo indagato il microcosmo della famiglia (Scandalo di Schnitzler, Play Strindberg di Dürrenmatt), apriamo ora lo sguardo al macrocosmo della società. C’è un’altra considerazione: il pubblico, a teatro, sembra sempre più attratto da operazioni legate alla narrativa. La narrativa sulla scena è un medium che permette anche di attrarre fasce non abituate a frequentare le platee, trattando argomenti dal valore universale… Naturale dunque guardare ai grandi romanzi. Poi subentrano le passioni, le vicinanze culturali che ognuno possiede. Io ho sempre frequentato soprattutto la letteratura francese (ha diretto più edizioni de Lo straniero di Camus, tratto da uno dei più grandi romanzi del secondo Novecento),  accanto a quella mitteleuropea: da qui I miserabili, che – concordo con il recente parere di un critico francese – è forse il romanzo più famoso che esista in occidente, ma che pochissimi hanno letto per intero, tanto è imponente». È però anche un’opera capace come rare di parlare al nostro tempo: «Non c’è stata una giornata delle prove – evidenzia il regista – in cui per sistemare una battuta, per cercare una parola non ci si sia imbattuti in concetti universali, pensieri che toccano il mondo di oggi, la nostra società, il pensiero francese di questi momenti… Un giorno mi suonava strana la battuta di uno dei giovani rivoluzionari e ho riguardato il romanzo, certo che ci fosse stato qualche aggiustamento drammaturgico: sembrava scritta nel ’68. Invece Luca Doninelli aveva preso esattamente la frase di Hugo, che continua a stupirci e  impressionarci per queste sue assonanze con l’attualità, per la capacità di affrontare temi  diversissimi, di mettere assieme momenti alti e momenti bassi (questa è un’altra sua grandezza)».

«I Miserabili – conclude – è veramente un fiume in piena di cui noi restituiremo un’onda o poco più» concordando con Doninelli che fin dall’inizio ha sottolineato come ogni capitolo, ogni parte, ogni quadro, ogni scena dell’immenso romanzo meriterebbe uno spettacolo a sé. Non potendo fare questo, in ogni caso si dovrà costruire uno spettacolo che, nel proprio ventre, possa contenere in qualche modo anche ciò che non si riuscirà a raccontare. Ma la storia di Jean Valjean, di Fantine, Cosette, Javert, dei Thénardier, di Gavroche, Eponine, di Marius e di tutti gli altri studenti rivoltosi, deve essere ripercorsa e, possibilmente, per intero, individuando la metonimia giusta per restituire il significato, il colore e l’emozione di questa sterminata “sinfonia”».

Importante e appassionato sarà in ciò l’apporto degli interpreti che daranno vita a questi immensi personaggi, a partire dal Jean Valjean di Franco Branciaroli che per la prima volta – dopo uno spettacolo interpretato assieme a inizio carriera, il Gesù di Dreyer per la regia di Aldo Trionfo –  lavora con Franco Però.

«Ogni personaggio – osserva Però – è quasi protagonista di un proprio romanzo all’interno de I miserabili, ogni attore ha un ruolo fondamentale: mi è sembrato giusto partire dagli otto attori della Compagnia dello Stabile del Friuli Venezia Giulia, strumento prezioso del nostro teatro, poi ho integrato il cast con alcuni altri attori tutti di qualità… e poi esiste Jean Valjean. Un personaggio “monstre” che aveva bisogno di un attore altrettanto “monstre”: Franco Branciaroli. Diverse ragioni mi hanno indirizzato a lui, oltre al piacere di “incontrarlo” finalmente sulla scena: certo mi ha favorito sapere che aveva già collaborato con lo Stabile in un bellissimo “Galileo”, poi mi hanno colpito alcune sue dimostrazioni di generosità nel recente passato, e naturalmente ho ammirato la sua carriera, i lavori con Ronconi… Ho messo in rapporto la sua bravura, la sua generosità e la sua capacità di essere “fuori dalle regole”, fuori dagli schemi… com’è Jean Valjean che è tutto: un santo e anche un vero galeotto. E poi avviene l’incontro e speri che le cose vadano bene. E sta andando  bene: sono colpito dall’atteggiamento di Franco Branciaroli, (che devo ringraziare anche per l’incontro con Doninelli, scrittore che ha accettato la sfida dell’adattamento teatrale del romanzo), sono colpito dalla sua disponibilità, l’impegno, il pudore e la sensibilità con cui propone e  suggerisce… Branciaroli è un grande “strumento”, la quintessenza dello strumento, uno dei rari attori che si mette completamente a disposizione del lavoro».

Un lavoro che l’attore definisce un percorso avventuroso quello sul romanzo di Hugo e sul “suo” Jean Valjean: «Uno strano santo – dice Franco Branciaroli del suo personaggio – una figura angelico-faustiana. Il ritratto di un’umanità che forse deve ancora venire».

La scenografia firmata da Domenico Franchi – un artista di grande esperienza e scuola, che è scenografo e pittore – ha saputo coniugare una necessaria astrazione, alla concretezza della materia. È dominata da tre elementi che sembrano una rivisitazione degli antichi periaktoi, che si muoveranno sempre, offrendo la possibilità di continui mutamenti di scena e di sfondo. E si è intuito poi, che rimanderanno all’immagine di libri di cui gli attori apriranno e muoveranno pagine diverse, attraversando il grande romanzo di Hugo e il suo mondo, basso e alto, tragico e mutevole.

Di seguito la distribuzione dei ruoli: Franco Branciaroli (Jean Valjean), Alessandro Albertin (Vescovo Myriel/Gillesnormand), Silvia Altrui (Cosette bambina/Gavroche), Filippo Borghi (Marius),Romina Colbasso (Cosette adulta), Emanuele Fortunati (Courfeyrac/Montparnasse), Ester Galazzi (Fantine/Baptistine), Andrea Germani (Enjolras/Gueleumer), Riccardo Maranzana (Thenardier),Francesco Migliaccio (Javert), Jacopo Morra (Combeferre/Babet), Maria Grazia Plos (Madame Thenardier/Magloire), Valentina Violo (Eponine).

                       

Per informazioni contattare il numero 0541/966778 o il numero 0541/966636 attivo negli orari di biglietteria. Inizio spettacoli ore 21.15. Per ulteriori informazioni: www.teatrodellaregina.it   facebook.com/teatrodellaregina

TEATRO DELLA REGINA, Ufficio Cinema –Teatro, piazza della Repubblica, 28/29 – Cattolica (RN).  Tel. 0541/966778 – e-mail: info@teatrodellaregina.it
SALONE SNAPORAZ, Piazza del Mercato, 14 – Cattolica (RN).
Tel. 0541/960456 (nelle sere di spettacolo).

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Cultura

Sciami, l’installazione work in progress di Blanco e le nuove opere di Matteo Lucca al Musas

Domenica 10 marzo alle 17 la conferenza “Sciami digitali” con Massimo Roccaforte e Simone Aliprandi

 

Redazione

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Santarcangelo, 1 marzo 2019

Si arricchisce ancora la mostra Sciami al Museo storico archeologico di Santarcangelo: all’installazione work in progress di Leonardo Blanco, inaugurata lo scorso dicembre e in continua evoluzione, si aggiunge anche lo sguardo nuovo dell’artista forlivese Matteo Lucca, che con le sue figure antropomorfe di pane e di terracotta, svilupperà un percorso parallelo che dialogherà con le opere di Blanco.

Una seconda novità riguarda invece un ricco programma di incontri ideati da Mario Turci che spazierà su diversi temi, dal mondo animale (quello delle api) all’arte contemporanea, all’era digitale e che terminerà con la presentazione del catalogo (giovedì 4 luglio 2019) e il finissage della mostra a fine settembre.

 “SCIAMI DIGITALI” è il titolo del primo incontro in programma domenica 10 marzo alle 17 presso il Musas: un dialogo tra l’editore Massimo Roccaforte e l’avvocato Simone Aliprandi sui flussi di dati e i diritti d’autore nell’era di internet. La seconda conferenza dal titolo “SCIAMANI DELL’ARTE. Sciami e arte contemporanea” si terrà sabato 6 aprile, mentre sabato 11 maggio è in programma l’incontro “SCIAMI E ALVEARI. Una riflessione sul rischio estinzione api”.

Sciami è un progetto che si sviluppa sulla duplicità di sguardo tra due artisti e costruito su diversi innesti e complicità. Leonardo Blanco si è accostato al patrimonio del Musas attraverso un complesso sistema installativo composto da totem realizzati con legni di reimpiego, che diventano ponti di collegamento e di continuità tra la vita sospesa del presente con la vita passata. Dal loro interno scaturiscono forme libere e aggettanti, dall’articolazione scalena e mossa, la cui superficie composita traluce di particelle metalliche, quasi tessere musive accostate. Come da alberi cavi una forza segreta dalla carica vitalistica fuoriesce dall’ombra, dal cuore di un favo segreto.

Matteo Lucca fruga invece dentro la materia viva e organica di elementi duttili come argilla e pasta lievitata, ne elabora le forme, le trasforma in una umanità dolente dai volti composti, come un racconto antico che custodisce memorie e peripezie. Offrirà l’occasione per una riflessione sul destino e la fragilità, sulla consumazione del corpo come mistero e come atto partecipativo e dono, svolto attraverso azioni performative reali. Al di là delle briciole, come pane che si dà e offre vita.

Sciami è un progetto cresciuto non solo sulla duplicità di sguardo di due artisti ma anche su diversi innesti e complicità, dove il Museo diventa un habitat per raccontare la complessità del presente. Sciami è un percepire e un addentrarsi nei territori del tempo e dello spazio museale che svela nuove energie come una vera ‘piazza del sapere’ e luogo di incontro.

PROGRAMMA DELLE CONFERENZE

> Domenica 10 Marzo – ore 17

SCIAMI DIGITALI

Flussi di dati e diritti d’autore nell’era di internet

Dialogo tra Massimo Roccaforte, editore e Simone Aliprandi, avvocato.

Leonardo Blanco. Un’esposizione in divenire.

> Sabato 6 aprile – ore 17

SCIAMANI DELL’ARTE

Sciami e arte contemporanea

Incontro con Elisabetta Pozzetti, art curator.

Leonardo Blanco e Matteo Lucca in dialogo.

A seguire, aperitivo.

> Sabato 11 maggio – ore 17

SCIAMI E ALVEARI

Una riflessione sul rischio estinzione api

Incontro con Paolo Pantaleoni, apicoltore

Ass.ne Apicoltori Rimini e Montefeltro.

Leonardo Blanco. Un’esposizione in divenire.

Per maggiori informazioni: www.museisantarcangelo.it

Matteo Lucca – Per Matteo Lucca, scultore (Forlì, 1980) il pane è l’elemento base del suo plastificare, medium infinitamente versatile del suo fare artistico. All’interno di stampi di terracotta, spesso calchi-autoritratti dello stesso artista, prendono vita sculture a grandezza naturale, dove l’abilità di Lucca entra in relazione con l’imprevedibilità dei risultati offerti dal processo di lievitazione e di cottura degli impasti che, di volta in volta, trasformano la materia, tra fedeltà al modellato e metamorfosi forgiate dal fuoco, in apparizioni solennemente fragili e potenti. Un azzardo nel corpo delle forme, incrinate nella integrità, cosparse di cretti e fenditure annidate all’interno, un eterno sospeso, testimonianza della caducità, attraverso un materiale che è cibo e segno.

Lucca mette in campo una epicità virtuosamente chimica, fatta di combustione e di impasti vitali che diventano corpi e forme dalla superficie tattile, traslucida, dalla mollezza fragrante e aziona un rapporto simbolico con lo spazio circostante. Con una plasticità che si fa dinamica, vagamente barocca, come i tormenti dei santi martiri che attendono redenzione, figure di uomini e di donne, seriali e ieratici in una fissità fuori dal tempo, dispiegano paradossalmente una energia convulsa, tra la monumentalità dei loro corpi arsi e anneriti dal fuoco e la possibilità della loro consumazione, espressione di offerta e condivisione. Un convivio simbolico, che allude alla vita risorgente e che appaga desideri di conoscenza.

 

 

 

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